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IL RIRIFUGIO DI ACHATINA

Dalla leggenda sulla lumaca

Acrilico su tela 40*40 – 2020

Descrizione

Per quel che riguarda la lumaca (quella nel dipinto è la lumaca gigante di Cuba) abbiamo La leggenda di Achatina, la Donna Chiocciola. Nessuno sapeva da dove venisse o chi fosse. Per tutti era Achatina, la “Donna Chiocciola”. Da quando era arrivata al villaggio, la notte si accoccolava dentro una grande conchiglia, che aveva sistemato alla fine del bosco, sotto un cedro del Libano secolare, e si abbandonava al sonno. Quel guscio era l’unica cosa che possedesse, forse era uno spirito, un dono del bosco, delle fonti e della cascata. Forse veniva da mondi lontani, o da un altro pianeta. Achatina era piccola e fine, forte e tenera allo stesso tempo. I lineamenti delicati, i capelli ramati folti e ricci facevano pensare alle fate dei boschi: forse era una di loro. C’era chi diceva che si svegliasse molto presto, prima del sorgere del sole, e che corresse nuda nel bosco. Che arrivasse alla cascata, che domina dall’alto il fitto degli alberi, si lavasse alle sue acque e da lì traesse la sua vitalità. C’era chi giurava che non uscisse mai dalla conchiglia prima di mezzogiorno, quando il sole, finalmente, attraversate le folte chiome del cedro, bussava alle sue palpebre ancora abbassate, invitandola a schiuderle e ad aprirsi alla vita. Si diceva che la notte non dormisse, che chiamasse a raccolta gli spiriti, suoi simili, e cantasse e ballasse con loro alla luna, in un rituale che ciclicamente accompagnava le sue fasi. Un giorno arrivò un forestiero. Negli ultimi tempi si diceva che accadessero strane cose nel bosco e la gente non era più tranquilla. C’era bisogno di un guardiano. Nessuno al villaggio aveva accettato quell’incarico, così avevano mandato missive nei villaggi intorno e in quelli più lontani. Ed era arrivato lui. Aveva tratti e colori diversi da loro. Era molto alto e molto grosso. Era andato ad occupare la casetta del custode, in fondo alla piccola radura vicino al cedro.Da quel giorno, Achatina ebbe un vicino. Al villaggio avevano paura di lui. Si raccontavano storie spaventose sul suo passato. Si diceva che fosse nato molto lontano, nei boschi del Nord, in mezzo agli orsi, con cui era cresciuto. Si diceva che una Strega gli avesse negato l’unico amore della sua vita e che lui l’avesse fatta a pezzi con le sue stesse mani. Allora si era strappato il cuore dal petto, per smettere di soffrire, e aveva iniziato a viaggiare lontano, sempre più lontano, per dimenticare. La Donna Chiocciola non credeva alle voci della gente, sapeva bene quanto potessero essere malvagie. Non aveva paura di lui, anzi divenne per lei una presenza amica e rassicurante. Iniziò ad occuparsi del guardiano del bosco, così come faceva con gli abitanti del villaggio. Se cucinava la minestra, preparava una torta ne lasciava anche per lui davanti alla sua porta. Spesso gli faceva trovare delle piccole pergamene con una storia o una poesia scritte da lei. Passò del tempo prima che lui rispondesse a quelle piccole cortesie da buon vicinato. Con l’arrivo dell’autunno non tornò più a mani vuote dal suo lavoro: le lasciava nei pressi della conchiglia, che le faceva da giaciglio, funghi, o frutti di bosco. In inverno le portava un braciere caldo o, se tardava, accendeva un bel fuoco vicino al cedro. In primavera la sorprendeva con cestini di frutti piccoli e deliziosi e con tanti fiori, dai mille colori e meravigliosi profumi. Un giorno, notò che stava costruendo qualcosa con degli assi di legno. La mattina dopo scoprì che, davanti alla casa, ora, c’era una panchina. Una comoda panchina a due posti. Sopra vi aveva sistemato un mazzo di fiorellini di campo e un biglietto: “Ti aspetto stasera”.A sera, quando mise piede nella radura, lo trovò ad attenderla sulla panchina. L’uomo la avvolse nel suo abbraccio. Lei gli posò il capo sul petto e ascoltò il suo cuore. Più tardi gli raccontò la sua vita, da quando era arrivata al villaggio. Prima, disse, era buio nella sua mente. Non si trovava male con la gente del luogo, ma non era una di loro. Si sentiva sola al mondo. Lui la strinse più forte e le promise che non sarebbe più stata sola. Per tutta l’estate, le loro giornate finirono così, abbracciati sulla panchina, ad ascoltare il silenzio, a far parlare il bosco e le sue voci, a canticchiare, leggere libri o poesie, a chiacchierare.Da quel momento, al villaggio, le voci si concentrarono su di loro. Su quella strana coppia.Le chiacchiere non rimasero circoscritte al villaggio. Passarono di bocca in bocca, di villaggio in villaggio e arrivarono lontano. E da lontano, seguendo a ritroso quelle voci, un brutto giorno arrivò lei. Aveva i capelli corvini, lunghi e folti che le ricadevano su un volto dai lineamenti duri e impenetrabili. I suoi occhi erano neri, come la notte, e il suo sguardo gelido, come il vento del Nord che annuncia l’inverno. Lei la sentì arrivare e capì che doveva agire in fretta. Il guardiano del bosco fu percorso da un brivido, che gli spense lo sguardo e gli ricacciò in fondo alla gola ogni parola. Achatina corse a cercarlo. Lui aveva già preso la sua decisione. Sarebbe andato via, lontano.Lo condusse alla conchiglia.
Gli disse che la maledizione poteva essere spezzata, lo pregò di fidarsi di lei. Dovevano entrare insieme nella chiocciola, ripercorrere all’indietro tutte le circonvoluzioni che gli anni e le ere passate avevano creato, arrivare fino al cento. Lì avrebbero incontrato la Strega che li perseguitava e gridando con voce unanime la parola “Amore” avrebbero spezzato l’incantesimo. Lui non ci credette. Negli occhi aveva solo dolore e paura. Paura che la conchiglia non fosse grande per tutti e due. Che la potesse rompere, con il suo corpaccione, e distruggere per sempre la speranza nel futuro. Paura che la Strega li trovasse insieme e la uccidesse. Dolore di perderla di nuovo, ora che l’aveva ritrovata.Si staccò da lei, afferrò lo zaino, prese la via del bosco e andò via, senza voltarsi indietro. Lei rimase lì, a spiare attonita il sentiero che l’aveva inghiottito. Attese tutta la notte che facesse ritorno, ma, sul far dell’alba, seppe di non avere più tempo. La Strega ormai era vicina. Achatina trascinò la conchiglia fino alla cascata, si tolse gli abiti e nuda si infilò al suo interno. Sigillò con cura l’apertura. Con un colpo di reni la spinse nella cascata. E si abbandonò al sonno. Un sonno lungo come un viaggio. Sarebbero trascorsi anni, forse secoli, prima che potesse svegliarsi. Quando la donna dai capelli corvini e gli occhi neri come la notte attraversò la radura, oltre il cedro, e bussò alla casetta del custode del bosco. Non trovò nessuno. Lui era già lontano. La rabbia della Strega si scatenò in un grido acuto e distruttivo.

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