Biografia & Critiche ricevute

Rosa Cacace (Taranto, 1973), in arte RosaKa sviluppa una passione per l’arte già dalla giovane età. Diplomata al Liceo Artistico Lisippo di Taranto nel 1992, si dedica inizialmente alla realizzazione di copie d’autore su richiesta e a piccoli lavori, alla ricerca di un’identità pittorica che la definisse. Nel 1994 partecipa alla mostra collettiva di Arte Contemporanea organizzata dal Circolo Culturale Puglia e nell’anno successivo prende parte a un’esposizione organizzata dal Comitato Ambiente e sviluppo di Talsano. Ad ottobre del 1995 partecipa alla seconda edizione della Biennale dello Jonio organizzata al Castello Aragonese di Taranto dal Circolo Culturale Rosselli e dal Circolo Culturale Mandrillo. In questo periodo approda alla sua maturità artistica, riuscendo a impadronirsi dello stile che tutt’oggi caratterizza i suoi lavori. Segue la partecipazione ad altre mostre organizzate nella città di Taranto, tra cui “I luoghi ed i riti della Settimana Santa“, organizzata dal Centro Culturale Rosselli e una collettiva in onore del Santo Patrono di Taranto, San Cataldo, presso il Centro di Cultura Magna Grecia. Nonostante la sua attività artistica non sia stata costante , la passione per l’arte l’ha sempre accompagnata e Rosa da molti anni insegna pittura ai bambini, cercando di trasmettere loro l’amore verso la disciplina. Da un punto di vista plastico e formale, possiamo definire il suo stile figurativo e illustrativo, sempre mediato da una sua personale visione e interpretazione di ciò che vede e rappresenta. Non una mera copia della realtà ma una sua intima rielaborazione . Dopo una lunga pausa dalla pittura, Rosa Cacace si è riavvicinata al medium durante il periodo di lockdown previsto in risposta all ’ emergenza sanitaria.

Da più di un anno , dallo scorso lockdown, ha prodotto circa 60 opere tutte basate sullo studio e l’approfondimento di storie, leggende, racconti, tragedie o commedie di svariati autori.

Ad oggi l’artista ha realizzato varie seri di opere :

Serie “Metamorfosi” dedicate a racconti di miti e leggende legate alla natura, sia nel mondo vegetale che quello animale.

Serie  “Sheakspeare in love” dedicata alle opere del  grande scrittore inglese .

Serie “L’Arte racconta” dedicata all’interpretazione di numerosi libri, racconti, balletti o opere.

Serie “Miti” dedicata ai miti dell’antica Grecia

Serie “Identità” dedicata alla personale interpretazione di personalità immaginarie o reali che l’hanno colpita.

Nel GENNAIO 2021 ha conseguito il Premi Artista dell’Anno 2020-Premio creatività Palermo ARTEXPO  inoltre è stata inserita nella rivista d’Arte ART NOW di genn/febb 2021.

Nel FEBBRAIO 2021 ha partecipato ad una viedeoesposizione di un opera nella Galleria Art Now di Palermo (https://www.art-now.it/2020/11/18/1-premio-della-creativita-artista-dellanno/ ).

Nel MARZO 2021 ha partecipato ad una videoesposizione di un opera nella Mostra “GAIA-THE ORIGIN” organizzata dalla MADS GALLERY di MILANO (https://www.madsgallery.art/product-page/quando-tutto-ebbe-inizio ).

Nell’APRILE 2021 ha conseguito il Premio Mercurio d’Oro per le Arti Visive indetto dall’ ARTEXPO GALLERY di Milano (https://www.artexpo-gallery.it/premio-mercurio-doro-per-le-arti-visive-2021/ ).

A MAGGIO 2021 ha esposto presso la Galleria Spazio Arte Tolomeo con la Mostra “Ars et Lux organizzata dall’Associazione Art Ars Space di Milano (https://www.artspacemilano.com/portfolio/ars-et-lux-ii/ ).

A MAGGIO 2021 ha esposto presso la Galleria ArteBo a Bologna con la Mostra Eroticart (https://artebo.it/2021-EROTICART/PosterM.php ) .

Infine è stata selezionata per far parte del Progetto    in cui 330 Artisti illustreranno la Divina commedia in chiave moderna, curata dal Critico e Storico  d’Arte Giorgio Gregorio Grasso  (https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10222556059704419&set=t.1771070804&type=3 ).

A DICEMBRE 2021 ha esposto a “Esposizione di arte contemporanea” presso la Galleria dell’Ass. C.L.A.M. International  di Taranto

Dal 4 al 19 DICEMBRE 2021 ha esposto con  una Mostra  personale intitolata “Interazioni narrative”, curata dalla Dott.ssa Elisabetta La Rosa, presso la Galleria Comunale del Castello Aragonese di Taranto.

E’stata inserita nel “ Catalogo generale degli artisti selezionati dalla Precis Arte 2021”, a cura di Maria Araceli Meluzzi e di Lucia La Sorsa, edito dalla MONDADORI .

A FEBBRAIO 2022 in occasione della festa di San Valentino è stata selezionata per rappresentare la “Prima Pagina” del Web Magazine “SMART MARKETING” con l’opera “AMOR ET PSYCHE NOVAM GENERATIONEM”

A MARZO 2022 ha organizzato una piccola personale, accompagnata da una collettiva dei corsisti a cui insegna arte, e dedicata all’8 marzo e denominata “UNA DONNA E’”, presso la Galleria Comunale del Castello Aragonese di Taranto.

A MARZO 2022 è stata selezionata per rappresentare 4 figure femminili storiche in occasione dell’ evento culturale “Donne del mito” tenuto dal Professor Carmine De Gregorio presso l’ Agorà della Cultura della Biblioteca Comunale di Taranto.

A MARZO 2022 ha partecipato all’ Evento culturale “Colori e parole in arte” organizzato dall’Ass.Art.Cult.Il Melograno, presso l’ Agorà della Cultura della Biblioteca Acclavio a Taranto.

Ad APRILE 2022 ha partecipato ad ARTEFIERA GENOVA nello Stand allestito dall’Art Manager Michele Crocitto.

Ad APRILE 2022 ha partecipato alla collettiva “IN…SANCTUS ES” presso “L’antro della Sirena” in Via Paisiello nella  città vecchia di Taranto.

Il 25 APRILE 2022 in occasione della Festa della Repubblica, presso la sede dell’Ass.Madonna delle Grazie a Taranto,  è stata invitata ad esporre e commentare alcune sue opere che parlavano di resilienza, rinascita e restistenza.

A MAGGIO 2022 ha allestito una personale di “Interazioni narrative” presso San Giorgio Jonico .

A LUGLIO 2022 ha partecipato all’ ART FESTIVAL DI EBOLI” curato dalla Gallerista Samantha Valente.

A LUGLIO 2022 ha partecipato alla collettiva “Proposta d’Arte” presso l’ Arcadia Art Gallery sui Navigli a Milano, ed organizzata dall’Art Manager Michele Crocitto e dal critico il Dott. Rosario Sprovieri.

A LUGLIO/SETTEMBRE 2022 ha partecipato alla collettiva  “ROMA – IL CAIRO – L’inizio del Viaggio”  presso l’AMBASCIATA DELLA REPUBBLICA ARABA D’EGITTO -UFFICIO CULTURALE EGIZIANO a ROMA.

Ottobre 2022 partecipa alla “Belle Epoque Romana”

Ottobre 2022 partecipa alla collettiva “Dreaming” presso la QuadraRum Art Gallery a Roma

Novembre 2022 allestisce una personale di “Interazioni narrative” presso Municipio 1 a Roma.

Dicembre 2022 partecipa alla seconda tappa della “Belle Epoque Romana” a Palazzo Colonna a Roma

Gennaio 2023 è inserita nel TOMO 9 dell’Enciclopedia dell’Arte Contemporanea Italiana

Febbraio 2023 allestisce una personale di “Interazioni narrative” presso la Galleria Quadrarum a Roma.

Marzo 2023 espone due opere presso la London Gallery Mood Style Arte a Londra

Marzo 2023 allestisce una personale sulla donna “The fire of women” presso la Galleria L’Impronta a Taranto.

Marzo 2023 partecipa all’Evento “Raffigurazioni di una donna” organizzato dalla Presid.del Consiglio Com.di Taranto presso la Biblioteca Comuna Acclavio di Taranto

Marzo 2023 partecipa alla Quadriennale dell’Arte Contemporanea italiana 2023 presso le Scuderie Cardinalizie Palazzo Altieri a Monterosi-Viterbo

Aprile 2023 partecipa alla collettiva “Risorgere” presso la Galleria L’Impronta a Taranto

Maggio 2023 partecipa alla V° Edizione della Biennale Internazionale d’Arte di Nemi

Maggio 2023 partecipa al Festival Internazionale delle Emozioni presso il Palazzo Ducale di Martina Franca-Taranto

Giugno 2023 partecipa a Romantic Art collettiva presso il Palazzo Ducale Orsini-Colonna di Tagliacozzo

Giugno 2023 è inserita nel TOMO 11 dell’Enciclopedia dell’Arte Contemporanea Italiana

 

 

 

I profili dell’artista sono:                                                          https://www.facebook.com/ArteRosaKa

https://www.instagram.com/arte_rosaka/

https://www.linkedin.com/in/rosa-cacace-rosaka-484537229/

 

 

Critiche ricevute :

Recensione critica della Dott.ssa Rosanna Chetta:

ROSAKA ATTUA UNO STUDIO DELLA FIGURA IN TUTTI I SUOI ASPETTI,ESPRIMENDOSI CON OPERE CHE SUPERANO IL FIGURATIVO, E SIMBOLEGGIANO ESECUZIONI SIMBOLICHE ESTRATTE DA SENTIMENTI PERSONALI.

UN’ARTE CHE ESTERNA LA VENA POETICA DELL’ARTISTA, FILTRATA DA MESSAGGI ANCESTRALI, FRUIBILI IN EVOCATI RACCOGLIMENTI CREATIVI

 

Recensione critica della Dott.ssa Giorgia Massari :

“Rosa Cacace alias RosaKa è un’artista italiana, con sede a Taranto. Nonostante la sua attività artistica non sia stata costante, la passione per l’arte accompagna da molti anni Rosa: insegna pittura a bambini e adulti per trasmettere loro la sua passione. Da un punto di vista plastico e formale, possiamo definire il suo stile figurativo e illustrativo, sempre mediato dalla sua personale visione e interpretazione: non mera copia della realtà ma intima rielaborazione di essa. Rosaka attraverso i suoi quadri racconta storie d’amore e di mistero, tanto che una delle sue serie si intitola “L’arte racconta”. La maggior parte dei suoi dipinti raffigurano corpi umani nudi, sempre colti in movimento, durante l’esecuzione di un’azione. Questa caratteristica non fa che accentuare la narrazione dell’opera: lo spettatore è portato a immaginare situazioni e dialoghi. Le ambientazioni stesse hanno un carattere antico e classico, che riporta all’antica Grecia e alla dimensione leggendaria. Il lavoro che l’artista espone al M.A.D.S. pinacoteca di Milano è indubbiamente collegata alla sfera spirituale e mistica: “QUANDO TUTTO EBBE INIZIO” è il titolo dell’opera che letteralmente significa “Quando tutto ebbe inizio”, riferendosi all’origine delle cose. Quest’ultimo è il tema di la mostra in corso: “Gaia: l’origine”. L’opera stessa rappresenta infatti la Madre Terra, dagli antichi Greci chiamata Gea o Gaia, l’origine di tutto. La figura della donna è posta al centro della tela, che ha una composizione orizzontale. È raffigurata seduta in posizione di meditazione, la parte superiore del corpo è raffigurata nuda, con i seni scoperti e mostra orgogliosa la sua gravidanza. I colori predominanti sono il verde e l’azzurro che inevitabilmente rimandano alla natura: cielo e terra, mare e montagna. il punto focale è senza dubbio sopra la sua testa, dove i capelli hanno origine, formando una sorta di aspirale. I capelli di Gaia si propagano per tutto l’ambiente, come se la natura stessa fosse parte di Gaia. Questo è infatti ciò che l’artista mostra: Gaia è nata dalla natura e crea la natura.

Recensione critica della dott.ssa Maria Araceli Meluzzi eseguita per il Catalogo generale degli Artisti selezionati dalla Precis Arte

Rosaka è fondamentalmente oltre che una brava artista, una narratrice formidabile. L’artista è capace di raccontare una storia racchiudendola in una tela in tutte le sue sfumature. Lo spettatore, che ne diviene lettore, ha la possibilità di trovare il proprio finale lasciandosi trasportare dalla potenza energica della sua arte. Rosaka è persuasa ella stessa nell’accompagnare che gode dell’opera in un viaggio mitico-favolistico mediante un racconto di platonica memoria attraverso temi che sembrano ricordare la nascita della donna, l’invidia degli dei e la superiorità ancestrale femminile.

Recensione critica della baronessa Elisa Silvatici, Critica e Accademico dei Cavalieri di Santo Stefano, in occasione della mia personale di pittura “Interazioni narrative”

La grandezza artistica ed il significato profondo delle opere di Rosaka si evincono dalla sua pittura, specchio della sua personalità e della sua anima: la sua Arte costituisce un “documento storico”. Tematiche concretate con un competente figurativo ed un simbolismo carismatico, spesso surrealistico. La sua vasta e sedimentata cultura costruisce un ardito, un’interazione tra storia, letteratura narrativa e la sua pittura: un’alchimia magica realizzata da un abile pennello pittorico. La sua creatività è frutto di studio analitico, di meditazione avvincendo il fruitore che diviene compartecipe emozionale. Nella sua “pittura d’Arte” vi è la ricerca di un cromatismo raffinato, un “esprit de finesse” che dona all’acrilico un coinvolgente pathos. Con sagacia vuole dare all’estimatore una “chance”: potere “entrare” nell’essenza della storia narrata. Appassionata cultrice della pittura, con il suo operato genera bellezza. “Il sublime commuove, il bello attrae” (Immanuel Kant). Un’Artista che, con la sua acclarata valenza, ci eleva all’Olimpo dell’Arte.

 

Recensione critica della storica dell’arte e critica Dott.ssa Elisabetta La Rosa, curatrice della mia personale “Interazioni narrative”

Preparatevi ad immergervi in un viaggio che accorpa arte e narrativa, dove l’una è il completamento dell’altra. L’artista Rosa Cacace racconta emozioni a colori, estrapolando la materia viva dell’essenza narrativa e traslitterandola in materia cromatica.

Le raffigurazioni dell’artista sono frutto della commistione fra una poetica di matrice surrealista dove, le rappresentazioni figurative, si animeranno mediante elementi simbolici di rimando ai romanzi a cui Rosa fa riferimento.

Una poetica introspettiva che permea di sensibilità pittorica catapultando il fruitore in un mondo surreale, dove la dimensione reale e quella onirica vibrano mediante le note cromatiche. Il colore infatti risulta essere il veicolo espressivo con cui Cacace comunica le sue più vive emozioni. Si manifesta la vita, vibra mediante il pensiero dell’artista e si libra in un soffio vitale coadiuvata dalle suggestioni figurative capaci di plasmare l’essenza materica di un attimo fuggente. Un’intensa fenomenologia spirituale di matrice Hegeliana, in cui Rosa Cacace vuole evidenziare come l’arte sia la fonte liberatoria della conoscenza consapevole del proprio Io, quale esperienza conoscitiva della realtà tangibile, al fine di innalzare la propria dimensione spirituale verso il sapere conoscitivo della consapevolezza del sé. La narrativa si fa arte ed insieme si fondono dando vita ad un’esperienza sinestetica.

Recensione critica del Dottor Vito Mario Laruccia – Architetto

 

“L’arte si nutre di arte.Gli artisti più acculturati hanno sempre guardato con attenzione le opere di chi prima di loro ha percorso la strada dell’espressione artistica fatta di fatica e sofferenza poiché è doloroso estrarre il grumo più profondo della propria anima per porlo sulla tela, solo allora l’artista in un momento di sublime catarsi si rasserena.  Rosa Cacace in arte Rosaka quella strada già battuta di altri l’ha ripercorsa giungendo ad una rielaborazione personale delle correnti simbolico -surrealista.

Costante del suo interesse pittorico è la donna, non solo nella prepotente plasticità del suo corpo,ma soprattutto nella raffigurazione del suo percorso esistenziale che attraversa la pittura di Rosaka assurge a valori universali leggibili da ogni fruitore delle sue opere . Il suo mondo interiore è popolato di volti di donne che soffrono “antiche e nuove costrizioni”, e da maschere di “uomini menzonieri”;infatti è il complesso e sofferto rapporto uomo-donna il centro del significato più profondo della sua pittura. Da donna moderna Rosaka vive consapevolmente il disagio della condizione femminile e lo nutre con le sue fornite esperienze letterarie. Le sue opere sono dense della passionale gamma dei rossi e in esse vivono personaggi che abitano uno spazio onirico, aprospettico e atemporale, se non in quello prospetticamente inquietante di We are not Crazy.Dinanzi ad esse non ci si deve porre con spirito indagatore alla ricerca dei loro reconditi significati che solo Rosa conosce;infatti la grandezza della sua arte sta nella capacità di stimolare in noi ricordi e suggestioni che ritenevano irremediabilmente sepolti nell’abisso della nostra memoria e ancor più del nostro inconscio”

Dal Catalogo “Interazioni narrative ” redatto a dicembre 2022 – Critica del Prof. Francesco Gallo Mazzeo ed edito da “Officine Culturali Romane.

Inclinazioni poetiche
Francesco Gallo Mazzeo
Un fecondo rapporto tra pittura e letteratura che porta ad una
felice complementarità, tra la visione estrapolata tra un momento
magico della poesia, a volte commedia, altre tragedia, nei modi
di una lettura che e’ attenta a cogliere gli aspetti germinali di
una storia d’amore, come volgere di sentimenti e di emozioni,
che prendono il volo sulle ali della fantasia, che è come una ruota
dei venti, soffiante in tutte le direzioni. Questo è il modo in cui
RosaKa (nome d’arte di Rosa Cacace) presenta le sue interazioni,
che sono spunti e riflessioni, che diventano interpretazioni, punti di
vista, dopo essere stati rapimenti di lettura, scartando ogni effetto
secondario di illustrazione, che non è nei suoi piani, in quanto verrebbe
a configurare un aspetto gregario della pittura nei confronti della
suggestione verbale. Si tratta di una binarietà fantastica, in cui il
punto di partenza e il punto di arrivo, sono una formidabile macchina
artistica, una sorta di teatro della mente, fatto di colori e forme,
capaci di vibrare una corda pazza del cuore che non cessa di battere,
presa com’è, tra i due fuochi del tormento verbale e dell’estasi
immaginaria. Si tratta di una serie di trionfi, impregnati di
fantasia della fantasia, in un gioco di pretesti che non divengono
mai, rimanendo, surplaces, sospensioni dell’attimo dell’accadimento,che diventa, così, un’area mentale, dove la fisicità è scontata
dal gioco del rapido tocco pittorico, che ne coglie l’attimo
di massimo riscontro espressivo. Avviene così che l’immagine
diventa una acuta intromissione nell’enigma,
che si staglia con preziosità scenografica, tra presenza e assenza, della trama
concettuale di provenienza e l’esito di sorprendente forza
e autonomia, che si nutre di narrazione testuale di romanzo
e prosa formale, facendosi così, luogo della percezione,
della virtù fantastica, in cui il reale è magico, luminoso,
come un raggio di luce che fende l’ombra, colpendo nel segno.
Metamorfosi, sono i tratti cangianti della mutazione,
della trasformazione dell’uno nell’altro, che nel tratto di questa
pittura, diventano delle preziosità figurali, che si mostrano alla
vista, istituendo un codice della trasformazione che è l’anima
stessa, in svelamento, in salto di qualità, dove l’uno e l’altro
sono intimi, ma sono distinti. La felicità è quella di cogliere
i tratti salienti della storia che si stà inverando nel mito, per
poter essere presentata, come existente, che esce da un guscio
eternale ed entra, nella nostra storia, nella nostra vicenda
fatta di una plastica evidenza, della luce, ma contiene , dentro,
il sogno, quel tratto della nostra esistenza, dove non vige
il tempo dell’orologio, la cronologia del prima e del dopo, ma
una sincronia, in cui tutto può coesistere e quindi, non esibendosi
il tempo, non si esibisce, neanche lo spazio. E cosi, tutto diventa
un grande teatro mentale che si forma nell’immaginario dell’artista                     e poi si volge a tutti coloro che hanno” intelletto d’amore” facendo
qualità di ogni enigma, trasformando tutto in alchimia del
sensibile e del possibile, divenendo ora melograno, ora rosso corallo,
ora fenicottero rosa, ora alloro, ora civetta, fino a grande madre terra.
ShaKespeare è come una raccolta dello spirito del tempo,
un prendere corpo, dei fantasmi, dei turbamenti, delle allucinazioni
e di tutte le malie che esistono in noi e segnano i solchi, i fondi
dell’umano, che si presta ora alla commedia, ora alla tragedia,
con passaggi repentini, improvvisi, come tutti gli astratti furori,
le melanconiche discendenze astrali, le ubriachezze che vengono
dai pori dilatati di una follia amletica, che è una grande simulazione,
giocata nell’inseguimento allucinante del Macbeth, nelle
umbratili visioni di Otello, nella tragica, equivocante scena
di Giulietta e Romeo e in tutta una rotazione intorno alla
natura umana, alla sua decaduta discendenza divina, che
si atteggia pittoricamente, ad una proiezione dell’invisibile
nelle trame mentali di ciascuno di noi, per donarci una forte
contemplazione, in un dialogo senza aiuto di parola, con il forte
sostegno dell’intuito che essa contiene. E così, che forma e
contenuto della poesia verbale dei suoi suggerimenti plastici,
umorali, tattili, si combinano, in visione, in un tratto immobile, che in effetti
è sintetico di un movimento virtuale, che ognuno di noi, deve suscitare.
L’arte racconta, diventa un racconto del romanzo della vita, di quella            estensione del vissuto individuale e corale, detto e scritto in modo da
essere e apparire una metafora, una traslazione dell’ordinario, nello
straordinario, come può accadere solo in un evento artistico, che è
fatto di una metafisica necessaria, di una deriva che viene da un
tempo lontano, quello dei racconti serali, intorno ad un fuoco e
diventa un mondo prometeico, che inventa la luce, perchè a forza
di dire, a forza di descrivere, disegnare, dipingere, ogni implicito,
ogni gomitolo, diventa esplicito, leggibile, facendo comprendere noi
a noi stessi che è la cosa più difficile in assoluto, molto più difficile
che farci comprendere le persone, le cose, gli enigmi, del mondo. La pittura
si fa qui, concava e convessa, recependo la dissipazione, la differenza,
di accadimenti, che configurano il modo in cui l’uomo si fa più
uomo e la donna più donna, incrementando il volume dell’anima
che è dentro di noi, lavorando sulle ombre, sulle umidità, sugli scuri
facendoli diventare luminosi, asciutti, splendenti, desideri di ogni vita.
Eterno femmineo. È un resoconto pittorico, fatto di percorsi,
per salti, per vibrazioni, per scatti d’orgoglio, di una parte, di regola,
nell’assoluto che, il caso, le necessità, hanno separato, creando il dolore,
la violenza, l’incomunicabilità, della parola che non dice, del gesto che
non si esprime, degli sguardi che implodono nell’uno senza l’altro,
in una solitudine sterile, dell’uno, che incapace di stare con l’altro, non
è neanche capace di stare con se stesso. Riprende scene, episodi, picchi,
di alienazioni, che poi sono le storie di tutti i giorni, nell’alto
del profilo degli accadimenti, drammatici, dolorosi, sanguinolenti, nel basso delle  vite sprecate in una quotidiana lotta per il nulla, in uno spreco che non è
solo fisico e materiale, ma soprattutto mentale, spirituale: un arricchimento.
Amor è il filo conduttore di questa pittura, che genera da una
ricchezza interiore che non è mai paga di se stessa, ma muove
sempre per nuove ricerche, che sono avventure verso nuove immagini, nuove
visioni che dilatano ogni nostro orizzonte, aggiungendo tasselli
nuovi, angolature, sfumature, che segnano il lento ma inesorabile
allargamento del saper vedere, che non è un vedere tecnico, oggettivo,
ma un continuo scoprire, con la forza dell’invenzione, che è il lato
umano della creazione. E’ in ciò, ogni opera di fantasia. di genio,
crea una realtà aumentata che permette di sviluppare il già conosciuto,
coniugandolo con lo sconosciuto nel segno del più, nel senso del meglio,
nel senso dell’imprevisto del nuovo, capace di creare la sorpresa e la gioia.

Intervista del giornalista, scrittore e critico d’arte                       Rosario Sprovieri

Rosa Cacace proviamo a raccontarla, la tua formazione, la tua crescita e tuo habitat e il tuo humus culturale. Gli indirizzi e le passioni, il tempo delle tue scelte, le fonti d’ispirazione e gli esempi che hai visto da vicino.
Sono nata a Taranto la città degli Spartani, durante l’anno ’73 al tempo della piena ebollizione delle problematiche inerenti il polo siderurgico, proprio quando l’industria tarantina passò dai quasi cinquemila ai ventiduemila addetti. La mia era una famiglia di operai. L’Arte per me è stata quasi predestinazione, da piccolissima avevo grande passione per il disegno e mi piaceva spendere il mio tempo a copiare le immagini dei miei cartoni animati preferiti. Durante le lezioni della scuola media la passione si è arricchita della didattica e dell’amore tramesso dalla mia bravissima insegnante d’arte; è grazie a lei che quella scintilla diventa fuoco vivo. Con la professoressa ho iniziato a vedere i grandi artisti, quali Cezanne, Picasso o Van Gogh, le mie prime attenzioni erano tutte per le loro opere, provavo e riprovavo a fare copie di ogni dimensione e ancora, provavo ha dosare il colore a carpirne la luce. L’insegnante ci stimolava a partecipare a tanti concorsi; ricordo ancora, le mie gambe tremanti, quando ad uno di questi mi assegnarono il I° Premio. Volevo proseguire gli studi e frequentare il Liceo Artistico, purtroppo i miei non erano molto favorevoli e, m’indirizzarono verso l’Istituto di Ragioneria. Papà e mamma dovettero ricredersi, lì il mio iter scolastico non fù per niente soddisfacente. Io volevo fare Arte! L’anno successivo riuscii ad iscrivermi al Liceo Artistico, poi purtroppo, per vari motivi i miei studi artistici si
sono conclusi lì… Ma la mia dedizione all’arte non ha subito arresti, subito dopo il diploma ho iniziato a produrre tante opere, un po’ ispirata dai classici studiati, ma al contempo resto suggestionata, straordinariamente incuriosita e affascinata dall’opera surrealista di Salvador Dalì e dalle tele di un’artista
della mia città Grazia Lodeserto, una pittrice innovativa, che continuava sempre a proporre singolari pagine della letteratura, dalla Bibbia e di Dante.
Perché hai scelto la pittura? Perché preferisci esprimere la tua personalità attraverso questo antico linguaggio espressivo, che – oggi anche gli psicologi ritengono universale e alchemico – una vera lingua visiva. Una espressione che necessita della conoscenza dei suoi codici primari e di tante delle sue regole.
Anche dinnanzi alle tue “visioni composite”, che apparentemente sembrano estemporanee e casuali, sono contenute note e melodie ordinate, che fanno la musica del linguaggio; c’è poi un uso sapiente di: segni, punti, colori, spazi e superfici, volumi, e luci e mescolanze. I colori e scene delle vedute che proponi, cosa aggiungono ai giorni della tua vita?
Io amo l’arte in tutte le sue molteplici espressioni, avrei volentieri portato avanti sia la scultura che la pittura, mi sono dedicata totalmente a quest’ultima perché, la pittura mi dà ampie possibilità. Le “visioni” che riporto sulla tela mi consentono di proporre linguaggi di ogni intonazione di ogni musicalità… Nelle mie opere, nulla è dato al caso o all’istinto, tutto è accuratamente studiato e collocato sulla scena. I colori sono fondamentali, anche se ho una inclinazione speciale per il rosso che è quello che più mi coinvolge “Rosso” è simbolo della passione, della forza della volontà. Mi piace ancora dar forma e spazio ai personaggi della mitologia, ai simboli, ai protagonisti della narrativa, in particolare quelle figure che rispecchiano l’inquietudine dell’uomo. Le scene e le storie che scelgo, sono quelle più emblematiche “il cuore vivo” di ogni narrazione, vado sempre alla ricerca di quel pathos, che ci fa trattenere
il fiato e battere forte il cuore. Perché l’emozione non debba rimanere solo impressa nella mente ma risvegliare il palpito del cuore di chi osserva.
Come porti avanti il lavoro vero e proprio della pittura, la tua arte del dipingere? Proviamo a declinarne le fasi dal momento iniziale, dalla preparazione delle superfici, dalla cosiddetta ‘velatura’, sino a l’ultimo
momento quando alla fine, stendi quel leggero strato di vernice, che dà più compattezza all’opera e che è necessaria anche per proteggerla da cause e esterne ed accidentali. Come hai trovato l’uso dell’olio rispetto alla tempera? Quale preparato preferisci usare?
Il concepimento dell’opera è la folgorazione che ricevo leggendo le pagine di un libro, le storia di vita, le leggende immortali o, l’incanto nel vedere le evoluzioni di un balletto… o, nell’ascoltare il refrain di una canzone… o, i suoni di una sinfonia. Qui ha origine la mia opera, le radici del mio universo visionario, qui trovo i miei protagonisti e le scene che poi mostro al mondo. La mia figurazione si avvale di modelli in posa per ore e ore di lavoro, sino a quando non trovo le giuste inclinazioni e i gesti espressivi che rispecchiano bene l’idea nella mia mente.
Il passo successivo è il contesto, in cui pongo i personaggi, il più delle volte è uno scenario irreale, sempre pieno di un simbolismo pertinente alle vicende dei personaggi. Non ho mai amato fare bozzetti, disegno direttamente sulla tela. Preferisco usare i colori, acrilici (agli inizi quand’ero giovane, ho lavorato
anche con quelli a olio). Pennellate e tonalità sono scandite dal pulsare del cuore e sono sempre propedeutiche al disvelare la complessità dal pathos che cerco di trasmettere a chi osserva le mie opere. Più la storia è cruenta e passionale e più abbonda il rosso e, la pennellata è fresca e istintiva. Alla fine mi dedico con attenzione ad ogni minimo particolare, mi piace cesellare e impreziosire l’opera con una venatura d’oro, aggiungo piccoli tocchi di acrilico e smalti lucidi. In alcune opere, inserisco la pasta materica, per rendere le sottolineature pittoriche che danno ancor più d’effetto ad alcuni particolari della scena.
Il tempo, quali momenti scegli per accostarti alla tela? Ti metti in opera a quali canoniche ore del giorno? Hai un appuntamento speciale con vernici e pennello? Hai anche bisogno di seguire l’onda di una ispirazione estemporanea e improvvisa? In un certo senso, costruisci prima nella tua mente i tuoi soggetti pittorici o li governi man mano che prendono forma sulla tela?
Si è una delle mie prerogative principali, sono abituata a scegliere sempre accuratamente i miei soggetti, poi li introietto dentro e subito dopo decido di rappresentarli sulla tela. Scelgo sempre con cura i momenti per dipingere, di solito quasi sempre, coincidono con le ore del vespro fino alla sera quando
va incontro alla notte. Al mattino ritempro il mio spirito e insegno arte ai bambini che sono sempre fonte di gioia e di grande ispirazione!
Molte delle tue opere hanno un contenuto importante, in tanta parte del tuo singolare universo espressivo riassumi, con i tuoi racconti visivi della letteratura immortale, ci proponi pagine dei componimenti
narrativi dei più grandi scrittori del mondo, storie di spessore umano e culturale. Visitando la tua personale “galleria dei personaggi”, di fatto, prepari il visitatore a compiere un tragitto di approfondimento e di conoscenza di se stesso. Rivolgi a tutti un invito sostanziale alla riflessione, alla tolleranza e alla riscoperta di quelle pagine della letteratura e della narrativa, che avevamo sfogliato forse troppo superficialmente. Un sentire umano, un vero tentativo di decifrare i misteri dell’esistenza.
Mi piace spaziare nei meandri della letteratura antica e di quella moderna. Spesso prediligo le storie d’amore, mi piace toccare i temi più svariati; in modo speciale mi accosto alle storie di oppressione o di ribellione vera e propria, e anche alle rivalse sociali di popoli interi. Al centro della mia narrativa
figurata ho posto la “donna”, non amo temi di carattere religioso né tantomeno politico. Il tema del sociale però è un cardine fondamentale delle mie opere, di sicura derivazione letteraria. Il mio sogno d’artista è quello che chi non ama leggere si possa appassionare alla lettura, proprio attraverso la conoscenza delle mie figurazioni. Ricordo ancora, con immensa soddisfazione, i volti di tanti giovani di una bella scolaresca che, a Taranto in visita ad una mia mostra erano attentissimi e incuriositi dalle storie e dai personaggi che si trovavano di fronte agli occhi.
Il riassunto, quel modo discreto di “appropriarsi” di altre storie e di altre vite è un modo singolare di arricchire e allungare la nostra esistenza terrena, una via necessaria per raggiungere e consolidare il nostro
pensiero. L’arricchimento del proprio archivio del saper, che è linfa vitale per il rinnovamento e il saper comunicare. “E’ per questo che è imprescindibile, imparare. Per pensare e poi agire bisogna leggere e conoscere molto”
Si verissimo. Io sono sempre affamata di nuove conoscenze, di nuove storie, e più sono sconosciute e più mi attraggono, perché adoro poterle interpretare e di conseguenza avere l’occasione di farle conoscere.
In argot ( slang) francese, leggere si dice “ligoter”,
che vuole dire “incatenare”.
Anche nel linguaggio figurato, un grosso libro è un “mattone”.
Sciogliete quelle catene e il mattone diventerà una nuvola. (1)
Da adulti leggere è un’azione che si compie da soli. È un atto intimo che esige silenzio, concentrazione, raccoglimento, tempi lunghi e fecondi. La lettura favorisce l’abitudine all’introspezione, a interrogarsi e a riflettere sul significato e sui grandi temi dell’esistenza e [anche il recupero dell’interiorità e del valore del silenzio”. Come ha poi scritto Tullio De Mauro, leggere è “un privilegio della nostra vita pratica,perfino economica: chi ha il gusto di leggere non è mai solo e, con spesa assai modesta, può intessere i più affascinanti colloqui, assistere agli spettacoli più fastosi”. E’ tutto questo che alimenta la mia inesauribile voglia di leggere, quel conoscere e quel sapere che non avrà mai pause, perché la mia sono una vera e propria necessità, che prima nutre il mio intelletto e poi la mia arte.
Il riassunto è l’officina del pensiero e, le capacità che vi si collegano, non sono mai semplici occasioni per una raccolta antologica di storie, ma, a dire il vero, uno dei modi più efficaci per “leggere il mondo” perché in ogni forma di riassunto, la lettura, i ricordi sono filtrati al vaglio della nostra anima, in un processo perpetuo “prendono e ridefiniscono tratti della nostra psiche”.
E’ proprio questa la mia chiave di lettura, mi aggiro fra le pagine della letteratura, della mitologia e di tante altre storie, cose che mi servono per poi reinterpretarne i racconti, per narrare ancora quelle pagine immortali, attraverso immagini, colori e luci della mia visionarietà. Pittura per rileggere la vita e l’umanità a mò di fiaba. Ricordo il “Pinocchio che fu la mia compagnia per tutta l’infanzia. Era sempre in proverbio. Se uno di noi bambini era sospettato di menzogna: «Attento che non ti si allunghi il naso!». Se qualcuno non aveva voglia di fare le lezioni: «Un bel giorno ti ritroverai con gli orecchi d’asino come Pinocchio». Se si storceva la bocca davanti alla minestra e poi si ripuliva la scodella:
«Pinocchio sbucciò la pera e poi mangiò le bucce». Il gatto e la volpe, il grillo parlante, i dottori al letto di Pinocchio, la moneta seppellita per avere l’albero delle monete, la fata dai capelli turchini, la chiocciola cameriera, tutto serviva da paragone, da illustrazione del dire, specialmente della nonna,tutto entrava nei discorsi di tutti i giorni. (2) La mia è una ricerca accurata che attraverso Fiabe e storie apparentemente irreali e distanti, dove gioco e “sogno”, tragedia e “follia”, si saldano e si amalgamano, così compilo le pagine della mia pittura, irrorandole di grande speranza, che è quella che possa, i miei figurativi possano diventare capaci di avvicinare l’osservatore al “buco” di quella serratura che mostra aldilà le rinnovate visioni, ma anche le parti più polverose di noi stessi, nascoste o nell’ombra.
Per il ciclo delle “Metamorfosi” sei ricorsa alle scene più suggestive della mitologia: Perseo la Medusa, Orchide, Dioniso, le Menadi, Apollo, Dafne, Minerva, Achille, Amore e Psiche all’origine quale è stato il tuo interesse? Cosa ha inciso nella sfera della tua curiosità? Cosa vuoi comunicare attraverso le Visioni delle tue opere, alla comunità del nostro tempo?
Coltivo la passione per la mitologia sin dagli anni del Liceo, grazie alla narrazione affascinate e coinvolgente che soleva fare la mia amata professoressa di storia dell’arte. Mi sono appassionata all’Eneide
all’Odissea, ai miti, alle leggende. La serie delle Metamorfosi appartiene sì alla memoria storica degli anni dei banchi della scuola, ma è la mia rivisitazione, filtrata al vaglio della conoscenza e della cultura che oggi mi appartiene.
Credo che comunque storie, leggende o gli antichissimi miti siano il compendio, il corredo del cammino degli umani. Metafore utili all’esistenza e alla vita.
“L’Arte racconta” che è un’altra pagina corposa della tua produzione pittorica, ci proponi una lunga serie di personaggi e di storie della letteratura internazionale, della lirica del balletto e della musica leggera: da “Ligeia” di Edgar Allan Poe, “Il ballo delle pazze” di Victoria Mas, “Arsène Lupin, ladro gentiluomo” di Maurice Leblanc, “Storia di una capinera ” di Giovanni Verga, “L’amante” di Marguerite Duras, “Don Giovanni” di Moliére, “The honest courtesan”; di Margaret Rosenthal, ”Giuditta” raccontata nel Canto XXXII del Paradiso della Divina Commedia da Dante Alighieri, “Suite francese” di Irène Némirovsky, “Giulia Tofana” e la suo modo di reagire alle sopraffazioni e alle catene imposte dal padre, nell’atto della sua ribellione, e poi “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen, l’amore di Paolo e Francesca narrato
da Dante Alighieri, “Tancredi e Gismunda” dal Decamerone del Boccaccio, “Carlotta a Weimar ” di Thomas Mann, “Orlando” di Virginia Wolf, “L’amore e la guerra di Cavallo Pazzo” di Stefano Adriani, “Cime tempestose” di Emily Brontë, “Madama Butterfly” di Giacomo Puccini, il balletto classico
”Giselle” ed al romanzo “De l’Allemagne” di Heinrich Heine, “Dell’amore e di altri demoni” di Gabriel García Márquez sino all’attualità della musica leggera di “Coraline”, una delle ultime canzoni del gruppo musicale capitolino dei Maneskin. Rosa, ma questa straordinaria ricchissima panoramica, ricca e intensa delle grandi storie di una umanità vera e letteraria come hanno incontrato la tua arte e la tua visionarietà?
Ho iniziato a dipingere la serie di “l’Arte racconta” perché volevo ad ogni costo interpretare alcuni classici che ho amato da sempre, come “Orgoglio e pregiudizio”, “Paolo e Francesca”, “Dell’amore e di altri demoni”, “Cime Tempestose, “Tancredi e Gismunda”; poi però ho iniziato a passare in rassegna
tanti altri autori. Sceglievo la storia che più mi attirava e, quasi sempre istintivamente nella mente si scatenava una tempesta d’immagini, un divenire di scene e personaggi; una moltitudine bussava forte alla mia porta, tutti chiedevano di potersi affacciare, di mostrarsi nella mia personale galleria visionaria. Altre volte ho mestato e rimestato altre storie, ma dopo aver letto più volte i libri, niente è accaduto nella mia mente e, quindi li ho accantonati.
Il tuo innamoramento per Shakespeare e il mondo dei suoi personaggi, così umani e cosi vulnerabili. Le descrizioni di Shakespeare quel suo modo lucido e puntuale di individuare i vizi peggiori e tanti difetti degli uomini e delle donne; perché e, per cosa ti sei accostata all’universo shakespeariano? – “Bisbetica domata”, “Molto rumore per nulla”, che Andrea Camilleri ha tradotto in “Troppu Trafficu ppe nenti”, “Machbeth”, “Amleto”, “Otello”, “Romeo e Giulietta”, “Sogno di una notte di mezza estate”, “Oh my dark lady”  inspirata alla storia d’amore fra William e Aemilia Bassano Lanyer.
La letteratura di Shakespeare mi ha attratto da sempre, dalla struggente storia del disperato amore di Romeo e Giulietta, l’oppressione della Bisbetica Domata e per continuare con le meravigliose e fiabesche atmosfere di Sogno di una notte di mezza estate e, poi Molto rumore per nulla, dove la rivalità di classe e
l’ambizione tentano di schiacciare l’innocenza e la purezza, la gelosia di Otello, la fragilità di Ofelia di Amleto ed infine l’ambizione e la frenesia per il potere ad ogni costo del Machbeth, storie che sono il compendio delle umane debolezze, delle prevaricazioni, delle ingiustizie, dei soprusi, dei delitti, il tutto legato all’uomo alla sua miserabile condizione, all’esistenza inquieta e alla sua vulnerabilità.
Per il ciclo: Identità: la tua ispirazione ha fatto ricorso alla coreografa Pina Baush, “Der Fensterputzer,” alla personalità di Lucy Schwob per Don’t Kiss Mee poi ancora a Suzanne Malherbe, alla personalità della messicana Rosario Castellanos per Eterno Femmineo, a Ipazia d’Alessandria scienziata e filosofa greca, a Beatrice Portinari la Beatrice di Dante e a Artemisia Gentileschi, a Niccolò Paganini, a Lucrezia Borgia, a Mata Hari. L’almanacco dei personaggi è ricchissimo, complesso, straordinario, sarebbe utile a chi si accosta al tuo universo pittorico comprenderne il cammino, le scelte e le intuizioni che ti hanno portato a lasciarne tracce in questa tua ricca produzione di opere pittorico-narrative.
La serie Identità nasce con Ipazia, grande mente di Alessandria, ho fatto mia la sua grande intuizione “La vita è crescita, e più viaggiamo, più verità possiamo capire. Comprendere le cose che ci circondano è la migliore preparazione per comprendere le cose che stanno al di là.” In un cero senso il mio incedere in arte è un’applicazione reale dell’affermazione di Ipazia.
Ipazia l’ho incontrata grazie a uno studioso della mia città, Nello De Gregorio, il professore m’invitò a narrare pittoricamente quattro donne appartenenti a quattro epoche diverse, per poi esporle, come scenografia, a lato di un evento culturale che si chiamava “Donne del Mito”. Da quella volta, ogni volta
che impattavo un personaggio femminile era amore a prima vista ne restavo affascinata e, non potevo fare a meno di rappresentarle. Una sorta forza magnetica attrattiva, restavo presa dalla loro personalità, dalle loro vite travagliate, dalle loro aspirazioni, dalle loro guerre, perse o vinte, dai loro amori e dalle loro vocazioni. In modo analogo, eroi, personaggi mitologici o uomini straordinari sono riusciti a catalizzare la mia attenzione, diventando anch’essi fonte d’ispirazione.
Assistiamo meravigliati allo spettacolo dell’esposizione delle tue opere visionarie, opere che narrano e narrano storie antiche e attuali; ci raccontano dei tormenti dell’uomo, della sua natura fragile e insicura; sappiamo però che in ogni racconto ogni autore narra un pò delle proprie ansie, delle proprie gioie e delle sue agognate aspettative. Quali emozioni segrete hai cercato di narrare attraverso la complessità e la ricchezza della tua opera?
In primis ho voluto porre l’attenzione sul pianeta “donna”, “Le donne sostengono la metà del cielo.” recita un detto della cultura popolare della grande Cina; io ho voluto rappresentarle, reali o figure dell’immaginario letterario, musicale o cinematografico a testimonianza della rivalsa, della denuncia, dell’opposizione a qualsiasi violenza, angheria, oppressione, o inibizione. Una battaglia lunga e difficile con tanti appuntamenti cruciali ancora da superare. Una sottolineatura d’arte, quella mia, che intente abbracciare e sostenere ogni donna vittima del sopruso, le mie opere vorrei fossero un risarcimento ideale un piccolo restauro di “ogni petalo danneggiato” una nuova rosa che riprende i colori e il vigore e, che la luce rende più bella di ogni altro fiore. Vorrei che i miei quadri somigliassero a un amuleto
salvifico, che permetta alle donne di superare ogni avversità e ogni cattiveria.
Alcuni mi hanno detto che le mie opere, a volte, risultano troppo crude, difficili poi ipotizzare all’interno di un arredamento d’interno, ma tante volte le storia narrate hanno cicatrici sanguinanti indelebili e rudi, ed io non posso fare diversamente. Affascinante è la pittura, complesso il mio universo che irroro
di colori; sono tante le mie altre opere, che invece hanno un tesoro nascosto e, sintonizzando bene lo spirito, si potrà constatare che, anche “Nelle profondità dell’inverno, alla fine ho imparato che dentro di me giaceva una estate invisibile. Il mio motto è conoscere, leggere per dipingere e, dipingere sempre nuare a sognare e a vivere. (3)
(1)Daniel Pennac, Come un romanzo
(2)Renato Bertacchini Il padre di Pinocchio.
(3)Albert Camus

 

Commento di Michele Crocitto Art Manager

L’Arte di Rosa Cacace è innovativa, innovativa perché è ricca di contenuti e questo fa sì che la sua produzione artistica sia innestata nel nuovo mondo. Le persone amano ascoltare le storie e Rosa rende reale il racconto con sfumature che lasciano interpretare percorsi di vita. Rosa interpreta le opere narrative con sfumature che solo lei sa cogliere; ciò fa parte della sua unicità di artista. La base cromatica delle sue tele fa trasparire il suo essere femminile e passionale in un modo elegante e con un fascino unico che ti conquista ogni volta che ammiri le sue Opere. Opere, Scritti , sfumature cromatiche fanno si che una sua mostra personale diventa un viaggio moderno ed attuale in ogni epoca e la cosa più bella è che, per tutta la sua vita, sarà bellissimo scoprire ogni volta la “novità” della sua unica immaginazione Artistica. E poi
una sua ispirazione nasce da un grande della Storia dell’Arte…: “Dipingere è una parte infinitamente piccola della mia personalità” Salvador Dalí . Ecco penso che questo sia un pensiero molto vicino alla produzione Artistica di Rosa Cacace.

 

Commento di Donatella Calì Presidente Associazione Culturale Transversum

Siamo di fronte ad un’immaginazione onirica che pone il sogno quale significante descrittivo di visioni.
L’Arte di Rosa Cacace e’ estremamente ricca di significati, frutto di una personalità che appare complessa alla ricerca del se attraverso il mondo dell’oltre. Fatti reali e irreali, si susseguono visti dall’artista dall’esterno di essi. Simboli, creature spesso imprigionate in un groviglio indistricabile. La pittura di Rosa ha un’esistenza autonoma, rivela più di ciò che lei avrebbe voluto rivelare, molto di più di ciò che lei davvero sappia di se stessa. Atmosfere inquietanti attraverso figure umane e spazi sempre in diverse prospettive. Premeditate sono le trasfigurazioni dei personaggi in una precisa coordinazione intellettuale. In molti dipinti prevale il rosso al femminile il colore della vita, dotato di un forte potere di attrazione, poi il nero in netto contrasto. Questi opposti ci portano alla prospettiva aperta da Freud rispetto alla creazione di un’opera d’arte; dice che mira ad accentuare la parte fantasmatica, la scena non vista, un’opera pittorica alla stregua di un sogno, una spinta a trovare una raffigurazione psichica, una rappresentazione, una
soddisfazione immaginaria frutto del doloroso passaggio dal principio di piacere al principio di realtà.
Seguendo quindi la sua linea teorica ne discende che l’opera andrà oltre colui che l’ha prodotta essendo il risultato del meccanismo della sublimazione e cioè portare nel livello preconscio meccanismi inconsci.
Nelle sue opere emerge con forza la ricerca del passato, attraverso un tempo senza tempo, che percorre molte direzioni compreso un misterioso viaggio che ci mette in comunicazione con l’universo.